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STATUTO DEL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE

approvato da Mons. Malandrino il 10.10.1985

 

                                                                                  I. Principi teologici del concilio Vaticano II


 1. “La Chiesa universale si presenta come popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio  e dello Spirito Santo” (Lumen gentium 4).                                            

  1. La Chiesa è sacramento di unità, cioè popolo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi” (Sacrosanctum Concilium 26).

 

  1. “La diocesi è una porzione del popolo di Dio, affidata alle cure pastorali del vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore e, per mezzo del vangelo e della ss. Eucaristia, unita nello Spirito Santo, costituisca la Chiesa di Cristo una, santa, cattolica e apostolica” (Christus Dominus 11).

 

  1. “Poiché nella Chiesa di Cristo il vescovo non può presiedere personalmente sempre ed ovunque l’intero suo gregge, deve costituire perciò dei gruppi di fedeli, tra cui hanno un posto preminente le parrocchie organizzate localmente sotto la guida di un  pastore che fa le veci del vescovo: esse infatti rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra” (Sacrosanctum Concilium 42).

 

  1. “Esercitando la funzione di Cristo capo e pastorale per la parte di autorità che spetta loro, i presbiteri, in nome del vescovo, riuniscono la famiglia di Dio come fraternità animata nell’unità, e la conducono al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo” (Christus Dominus 6).

 

  1. “I laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo capo. Infatti, inseriti nel corpo di Cristo, per mezzo del battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della cresima, sono deputati dal Signore stesso all’apostolato. Vengono consacrati per formare un sacerdozio regale e una nazione santa (cfr 1Pt 2,4-10) onde offrire sacrifici spirituali mediante ogni attività e testimoniare dappertutto il Cristo. Inoltre con i sacramenti, soprattutto con quello dell’Eucaristia, viene comunicata e alimentata quella carità che è l’anima di ogni apostolato” (Apostolicam actusitatem 3).

 

  1. “Come partecipi della missione di Cristo sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell’azione della Chiesa. All’interno della comunità della Chiesa la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei pastori non può per lo più raggiungere la sua piena efficacia… La parrocchia offre un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e inserendole nell’universalità della Chiesa. Si abituino i laici ad agire, nella parrocchia, in intima unione con i loro sacerdoti; apportino alla comunità della Chiesa i propri problemi e quelli del mondo e le questioni spettanti la salvezza degli uomini, perché siano esaminati e risolti con il consenso di tutti…; diano, secondo le proprie possibilità il loro contributo ad ogni iniziativa apostolica e missionaria della propria famiglia ecclesiastica” (Apostolicam actuositatem 10).

 

  1. L’apostolato è di grande importanza perché, sia nelle comunità della Chiesa, sia nei vari ambienti, spesso richiede di essere esercitato con azione comune. Infatti le associazioni erette per una attività apostolica in comune sono di sostegno ai propri membri e li formano all’apostolato,  dispongono bene e guidano la loro azione apostolica, così che possono sperarsi frutti molto più abbondanti che non se i singoli operassero separatamente” (Apostolicam actuositatem 18).

 

  1. “Lo stato che è costituito dalla professione dei consigli evangelici, pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia fermamente alla sua vita e alla sua santità. I religiosi pongano ogni cura affinché per loro mezzo la Chiesa abbia ogni giorno da presentare Cristo ai credenti e ai non credenti” (Lumen gentium 44; 46).

 

  1. Alla luce dell’insegnamento del concilio Vaticano II, la parrocchia è fondamentalmente e inseparabilmente:

-         Comunità di fede che ascolta la Parola di Dio e annunzia con fedeltà e coraggio il vangelo del suo Maestro,

-         Comunità liturgica che celebra nei sacramenti e soprattutto nell’Eucaristia della domenica la presenza salvifica del suo Signore;

-         Comunità di amore che vive e testimonia la vita nuova del suo Salvatore;

in comunione e sotto la guida del ministero apostolico del vescovo e dei presbiteri suoi collaboratori.

 

       II. Regolamento del Consiglio Pastorale Parrocchiale   aggiornato con approvazione del vescovo il 23.11.1992

 

1.  E’ costituito il Consiglio pastorale  della Parrocchia “Maria SS. Immacolata” in Fiumefreddo di     Sicilia a norma del can. 536 del C.J.C.

Il CPP ha lo scopo di studiare, elaborare, progettare, verificare le attività pastorali più idonee per edificare la Chiesa di Cristo.

2.  Lo spirito animatore del CPP è l’amore, che deve guidare tutti i suoi membri  nell’individuare le risposte più idonee per dare gloria a Dio e servire meglio i fratelli, ciascuno con i propri doni e le proprie responsabilità.

 3.  I componenti del CPP sono:

     -  il parroco: egli convoca e presiede il CPP ed è unico rappresentante del vescovo con potere deliberativo;

   -  il segretario: egli, scelto dal parroco tra i membri del Consiglio, prepara l’o.d.g., secondo le indicazioni dei componenti del Consiglio e le esigenze della comunità, ed ha cura di redigere il verbale;

   -  membri di diritto sono: i presbiteri e i diaconi collaboratori del parroco, il rappresentante del gruppo dei catechisti, del gruppo liturgico, del gruppo della Caritas, del gruppo Famiglia, del consiglio parrocchiale degli affari economici, il presidente dell’ACI, i superiori delle comunità religiose e i rappresentanti dei gruppi ecclesiali presenti in parrocchia ;

   -  8 membri rappresentanti i Quartieri e i Settori del Centro: Feudogrande, Ponteboria, Diana, Vignagrande-Gona, Settore nord, Settore sud, Settore est, Settore ovest;

  -  4 membri scelti dal parroco d’intesa con i membri di diritto.

 4.  I  membri del CPP durano in carica tre anni.

 5.  Il CPP viene convocato normalmente ogni due mesi e tutte le volte che il parroco lo riterrà opportuno. Ha voto consultivo ed è retto dalle norme stabilite dal C.J.C. e dal vescovo.

 6.  Qualora un membro risulti assente ingiustificato per tre convocazioni consecutive, egli verrà considerato decaduto e sostituito.

 7.  Il CPP, almeno due volte l’anno, possibilmente all’inizio e a conclusione dell’attività pastorale dell’anno, indice un’assemblea parrocchiale aperta a tutta la comunità parrocchiale, affinché tutti percepiscano di essere coinvolti attivamente nella pastorale della parrocchia e possano dare il loro contributo.             



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